17/01/06

I cattolici italiani dal volto umano e irregolari

Il rapporto Eurispes Italia 2006, nel capitolo dedicato alla Chiesa, ha il vantaggio di far emergere, attraverso la ricerca scientifica, ciò che, almeno in parte, si era intuito sul versante dell'esperienza di vita dei cattolici italiani. Dal quadro offerto dall'inchiesta si evidenzia una popolazione cattolica molto caratteristica. Prima di tutto, in termini di "fede generica": la percentuale infatti di chi si dichiara cattolica è molto alta, l'87,8%. Dietro l'alto numero di credenti iniziano le differenziazioni. Sono molto numerose le donne, le persone di una certa età, coloro che hanno titoli di studio elementare e media. Scendono "i cattolici" tra i diplomati, i laureati, i giovani. La fede in Italia dunque ha il volto "popolare" nel senso più classico del termine. I praticanti sono un terzo di chi si dichiara tale. E' una percentuale - dice il rapporto - in risalita. Da altre fonti infatti si evince che chi partecipa assiduamente non arriva al 20%. 

I punti critici iniziano quando si affrontano problemi di comportamento etico: c'è un evidente gap tra la "dottrina" del magistero e le convinzioni dei singoli. I pacs, le convivenze, l'aborto, la legge sul divorzio, la fecondazione assistita, l'eutanasia sono temi sui quali anche i cattolici credenti non seguono il magistero: in misura consistente. Una criticità di difficile gestione. Se infatti i credenti e per di più praticanti differiscono dalle indicazioni ufficiali ecclesiali, un qualche grave problema deve pur esserci. Tentando un'interpretazione personale, probabilmente, nella coscienza delle persone, si sovrappongono due sentimenti: la misericordia che guarda alle situazioni di fatto e i principi di dottrina. Le persone, in altre parole, interpretano il consenso a scelte non consone ai principi morali, perché sono attente alle situazioni concrete delle persone. L'esempio è sul tema dell'aborto: 83,2,% di favorevoli se è in pericolo la vita della madre; 72,9% se c'è il rischio di grave malformazioni del bambino; 61,9% in caso di violenza sessuale. Queste percentuali scendono al 23% se l'aborto è procurato a causa di condizioni familiare e addirittura al 21% se è la sola volontà della madre a volerlo. 

Sul versante politico il mondo cattolico sembra appartenere più al polo conservatore, con la propensione ad una presenza significativa della Chiesa, anche sul versante delle istituzioni, purchè non sia invasiva. Colpisce la scarsa approvazione per misure che appaiono come un privilegio (esonero del pagamento dell'ICI è approvato solo da un quarto dei cattolici), mentre molti sono favorevoli ad aiutare la Chiesa anche con il prelievo fiscale (8 per mille). I punti confortanti dell'inchiesta sono tre: il desiderio di religiosità dei giovani; il bisogno della preghiera quando si parla di religiosità, il valore dei sacramenti, anche se in misura minore per la penitenza. Un quadro dunque che può definire il cattolico italiano (ma anche quello europeo) dal volto umano, anche se in contrasto con il Magistero. Forse per questo motivo i Vescovi italiani e il Romano Pontefice insistono recentemente molto sul concetto di "verità". Un'insistenza che, almeno apparentemente, non ha portato frutti se le tendenze sono tali oramai da decenni. Ciò produce effetti negativi sia nella vita interna della Chiesa che nella società civile: coesistono due religiosità. Quella corretta e ortodossa dei principi e quella vissuta dai cristiani e dalle famiglie. Se non si pone correzione a questa tendenza, alla lunga la frattura potrebbe essere molto grave. 

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